PIEVE IERI / Cenni storici

CENNI STORICI SU PIEVE DEL CAIRO

 

Pieve del Cairo (la Piév in dialetto lomellino) è situata in Lombardia, in una terra di confine chiamata Lomellina la Laumellum (Lomello), che è appartenuta nei secoli al Ducato di Milano e, dai primi del Settecento, ai Savoia, quindi coniuga cultura lombarda e piemontese.

Gli insediamenti urbani a Pieve del Cairo sono documentati da vari utensili e manufatti che caratterizzano le varie ere preistoriche, come per esempio due asce di pietre levigate, usate per disboscare e alcuni punti di frecce in selce che si possono far risalire al periodo compreso tra il 5.500 a.C. el il 3.500 a.C, che furono ritrovate dall’illustre concittadino Giuseppe Ponte, maestro e archeologo, verso la fine dell’Ottocento nelle immediate vicinanze del borgo.

I primi abitanti dell’area sul lato sinistro del Po, dove si trovano sia Pieve del Cairo che Cairo, sono stati i Levi (Liguri), seguiti dai Celti, dai Galli e sicuramente dagli Etruschi e dai Romani. Degli insediamenti di questi ultimi, il maestro Ponte trovò diversi frammenti di are, colonne e di edifici di culto con epigrafi, attualmente visibili nella chiesa di San Giovanni Battista del luogo.

Non è provato che Annibale nella sua discesa in Italia del 218 sia passato vicino a Pieve per guardare il fiume Po, è comunque certo che in Lomellina ebbe luogo il famoso scontro del Ticino.

Anche la dominazione bizantina ha lasciato qualche traccia, come pure quella longobarda che vide Pavia come Capitale del Regno in Italia e Lomello, che dista pochi chilometri da Pieve, come importante sede, dopo che era stata una mansio romana, Di epoca longobarda (VI secolo) sono alcune importanti tombe di guerrieri, inumati con le loro armi, spille e le famose crocette d’oro cucite sul velo che copriva il loro volto, ritrovate dal Ponte in zona cascina Mercurina, a due chilometri da Pieve.

In epoca alto medievale i Franchi di Carlo Magno investirono i conti Palatini di Lomello dell’area lomellina, Federico Barbarossa, nel 1155 saccheggiò il borgo di Cairo; lo stesso imperatore, nove anni più dopo concesse ai Langosco, conti Palatini di Lomello, l’investitura di Cairo (Cayre), Gallia e Cambiò. Troviamo invece Pieve del Cairo (Plebs de Cairo) menzionata in un documento del 1191 di Edoardo VI, relativo a donazioni alla città di Pavia, poi confermate da Ottone I nel 1209 e da Federico II nel 1219. In  quegli anni sembra evidente che esistessero due entità distinte: Cairo e Pieve del Cairo che in alcuni documenti sono denominati : Caryre Juvene e Cayre veteri o vegium. I loro castelli subirono attacchi e distruzioni, come gia accennato, prima con la calata del Barbarossa e successivamente, nei primi anni del secolo XV ad opera di Facino Cane, come riferito dallo storico settecentesco Portalupi.

Nel 1410 Pieve del Cairo risultava feudo già posseduto dai Beccaria e faceva parte della contea primogeniale di Pavia, distinta dal Ducato di Milano, ciò che sarà confermato da Francesco Sforza nel 1447 e succesivamente esaltata a Principato dall’imperatore Massimiliano, privilegio rinnovato da Carlo V fino a Filippo V.

Il primo settembre 1451 Francesco Sforza annullava le confische ai Beccaria della Pieve fatta da Filippo Maria Visconti e li reintegrava nei loro diritti sul castello e donava a Rainaldo Beccaria i dazi del vino, del pane e della carne del luogo. Nel 1467 Galeazzo Maria Sforza insieme alla consorte Bianca Maria Visconti investiva Giovanni Pietro Isimbardi e i fratelli Agostino e Toroberto del feudo di Cairo.

Ma l’unico fatto storico di una certa importanza che riguarda Pieve del Cairo avvenne nel 1512 e si tratta della liberazione del cardinale Giovanni de Medici, figlio di Lorenzo il Magnifico, Legato di Papa Giulio II alla battaglia di Ravenna.

L’11 aprile di quello stesso anno era stao fatto prigioniero a Ravenna dai francesi di Luigi XII che lo portarono a Milano per qualche mese. Qui Giovanni riuscì ad allacciare relazioni utili a mettere in atto una rocambolesca fuga, di cui si sono occupati nel tempo importanti storici come il Guicciardini, artisti come Raffaello e Giorgio Vasari e molti altri storici e scrittori.

Proprio in seguito a questa liberazione, Giovanni, eletto papa con il nome di Leone X, gratificò, in segno di riconoscenza per quello che avevamo fatto i pievesi, con un Giubileo annuo e perpetuo, una riconoscenza tra l’altro duplice da festeggiarsi la prima domenica di Giugno (giorno che ricorda la liberazione dei cardinale) e la seconda domenica di settembre (giorno della festa patronale del borgo).

Nel 1535 moriva Francesco II Sforza, duca di Milano e la Lomellina era sottoposta a dominazione spagnola fino a quando l’imperatore d’Austria Leopoldo I, nell’ambito della guerra di successione di Spagna, non conquistava il dominio del Ducato e si accordava con Vittorio Amedeo di Savoia col trattato di Torino del 1703, confermato dall’editto del 1707 per lo scorporo dallo stato di Milano della Lomellina e del suo passaggio alla casa Savoia e quindi l’aggregazione al Piemonte. In questo stesso anno i feudatari lomellini giurarono fedeltà all’imperatore.

Il feudo di Pieve del Cairo, alla morte del conte Aureliano Beccaria, in mancanza di eredi maschi, era passato alla Camera Ducale che lo vendette per 22.500 lire a Lorenzo Isimbardi nel 1597, quest’ultimo ottenne il titolo di primo Marchese di Pieve del Cairo nel 1610. Lo stesso, nel 1614, acquistò anche il feudo della vicina Gallia. Questa famiglia aveva praticamente in mano il potere non solo economico, attraverso tutti i dazi e il pedaggio sull’Agogna ma soprattutto quello politico perché aveva facoltà di nominare i podestà e i funzionari che amministravano la giustizia.

Nel 1723 la Lomellina era provincia con capoluogo Mortara, mentre nel 1749 veniva a far parte del Dipartimento dell’Agogna con capoluogo Novara.

Durante i secoli XVII e XVIII il territorio vede il passaggio di diversi eserciti, spagnoli, francesi, austriaci con conseguenze che si possono facilmente immaginare per la comunità di Pieve del Cairo che deve ospitare nelle loro case e nei loro campi la soldataglia e fornire cavalli e vettovaglie.

Nel 1799 con i Giacobini che occupano l’Italia settentrionale tra cui anche il borgo di Pieve del Cairo, vengono soppressi i titoli nobiliari, le compagnie religiose, le congregazioni e incamerati al Demanio molti beni delle stesse. Numerose sono le vessazioni, i delitti compiuti su cose e persone dai cosacchi delle armate austro russe (i Donsky) al comando del generale Suwarof, accampati nelle campagne di San Sebastiano cioè a nord di Pieve del Cairo e nei campi di Cairo e Cambiò. 

Alla Repubblica Cisalpina succedeva in breve volgere di tempo il Regno Italico e nel 1814, con la caduta di Napoleone, la Lomellina tornava ai Savoia e veniva divisa in due provincie (Mortara e Vigevano): Pieve del Cairo era uno dei cinque mandamenti della provincia di Mortara; insieme a Mede, San Giorgio, San Nazzaro e Sartirana. 

Dal punto di vista religioso, il 17 agosto 1817, con bolla papale di Pio VII, la Lomellina passava dalla diovesi di Pavia, nella quale era sempre stata, al quella di Vigevano, che era sotto gli stati Sardi, reando cioè quell’unità politica e religiosa, che era mancata per due secoli.

Nel 1818 la Lomellina era divisa in 14 Mandamenti tra cui quello di Pieve del Cairo che comprendeva: Pieve del Cairo, Cairo, Gambarana, Galliavola, Borgofranco, Cambiò, Isola S.Antonio, e Mezzana Bigli.

Nel 1859, nell’ambito di una nuova divisione delle provincie dello Stato di Sardegna, la Lomellina era circondata dalla Provincia di Pavia e aveva come capoluogo Mortara; si componeva di undici mandamenti, tra cui quello di Pieve del Cairo.

I danni e le requisizioni dovute all’invasione austriaca del 1859 erano ingentissimi e quantificati in Lire 62.636 (requisizioni) e Lire 29.581 (danni ai terreni) per Pieve e Lire 21.896 per Cairo.

Con l’Unione d’Italia del 1861 la Lomellina rientra a far parte della Lombardia e trent’anni dopo, nel 1891, Cairo viene aggregata a Pieve del Cairo a formare un unico Comune.

La fortuna di Pieve del Cairo era dovuta da sempre alla sua posizione strategica. Collocata sull’intreccio di strade romane che collegavano il nord con il mare, attraverso il passaggio sul Po, sia per motivi militari che soprattutto commerciali, aveva sempre costituito una tappa obbligata. Era cioè una stazione di cambio dei cavalli e doveva quindi essere in grado di garantire vitto e alloggio in alberghi, tra cui quello che resistette fino a circa cinquant’anni fa: il rinomato Albergo d’Italia e Svizzera, il cui nome è chiaramente riferibile a quanto detto sopra. Si trovava in Via Roma, dal lato opposto alla chiesa, appena passata Via Leardi.

Pieve inoltre era dese di un mercato settimanale (il martedì) e di un’annua fiera, che durava tre giorni prima della festa patronale (8 settembre) e tre giorni dopo, in esenzione di dazio, come da concessione da parte di Filippo II, figlio di Carlo V, datata 4 ottobre 1570. Tali privilegi furono confermati anche dai Savoia al momento della loro acquisizione della Lomellina nel 1707.

Poiché l’economia locale è stata basata per molti secoli su agricoltura, allevamento dei bovini e maiali e lavorazioni collegate (caseifici), la parte della fiera destinata al bestiame era molto importate e si concludeva con l’assegnazione di premi ai migliori capi in mostra. La fiera si tiene ancora oggi il martedì che segue la festa patronale (seconda domenica di settembre), ha perso il suo valore commerciale e di scoperta di novità, ma ha mantenuto intatto il suo fascino di luogo di aggregazione perché vi si possono incontrare amici e parenti, soprattutto di une certà età, per i quali la fiera rimane un valore unico e un’occasione irrinunciabile.