PIEVE IERI / La chiesa di Pieve del Cairo

 

La Chiesa di Pieve del Cairo

 

Il nome deriva da Plebis Cairi cioè “Chiesa del Cairo”. Cairo infatti, era il borgo più antico, un insediamento gallico-romano che fu sede di un importante basilica cristiana (la Pieve).

Nel territorio di Pieve del Cairo ci sono diverse chiese ma la più bella ed importante è quella Parrocchiale sotto il titolo della Beata Vergine della Consolazione e dedicata a Maria Bambina.

La nostra parrocchia gode di un privilegio molto particolare in seguito ad un avvenimento storico singolare. Nel 1512 gli abitanti del paese liberarono, nei pressi di Cambiò, il cardinale Giovanni De’Medici, legato Pontificio di Papa Giulio II° catturato dall’esercito francese durante la Battaglia di Ravenna. Il prelato, che stava per essere condotto in Francia, nel 1513 divenne Papa con il nome di Leone X° e per ringraziare i pievesi di questo gesto, concesse due giubilei annui e perpetui, uno nella prima domenica di Giugno e l’altro durante la festa Patronale, l’8 settembre. La nostra parrocchia è una delle poche in Italia ad avere questo importante privilegio religioso e storico.

L’attuale edificio parrocchiale è stato costruito nel 1518, a tre navate, molto ampia quella centrale e più strette le due laterali. Oltre all’altare maggiore, ci sono altri altari nelle navate laterali dedicati al Sacro Cuore, alla Madonna Addolorata, alla Madonna del Rosario, l’altare dedicato a Maria Bambina e più recente, costruito nel 1911, l’altare e la grotta della Madonna di Lourdes. Molte sono le statue, i quadri e gli affreschi che la rendono particolare. La chiesa infatti, dal punto di vista pittorico e artistico, è una delle più belle della nostra diocesi di Vigevano. Gli affreschi e le decorazioni che vediamo oggi sono opera dei fratelli Tommaso e Pietro Maria Ivaldi da Ponzone (vicino ad Acqui Terme), il secondo meglio conosciuto con il soprannome “il muto” proprio perché lo era. Il “muto” con il fratello lavorarono nella nostra chiesa tra il 1862 e il 1864. Il tema pittorico fu “la storia della Madonna”: infatti, i numerosi affreschi raffigurano episodi della vita di Maria dalla nascita alla fuga in Egitto. Sono opera del “muto” anche i 14 quadri della Via Crucis.

La nostra chiesa possiede un bellissimo organo costruito dalla ditta Serassi di Bergamo: l’origine dello strumento è di epoca seicentesca, alcuni registri sono ancora originali dell’epoca ma buona parte dell’organo è stata modernizzata e modificata nel corso dei secoli; infine elettrificato nel 1950 dalla ditta Mascioni di Varese. La consolle, che in origine era posta sul portale della chiesa, insieme alle canne, è stata spostata a fianco all’altare maggiore dove si trova ancora oggi.

Nel 1872 fu consacrato dal Vescovo De Gaudenzi il nuovo altare maggiore. Numerosi rifacimenti si sono susseguiti nel corso degli anni. Nel primo dopoguerra, nel 1947, un’equipe dei pittori Taragni e Pisoni, hanno restaurato tutte le volte delle cappelle e delle navate laterali della chiesa e il pittore pievese Enrico Arturo Comaschi ha restaurato lo splendido affresco della “gloria” che si trova sopra l’altare maggiore.

Lavorò in chiesa a Pieve anche il pittore lomellino Annibale Ticinese che restaurò molti affreschi e quadri vari.

All’epoca del parroco Gerolamo Avanza vennero commissionati moltissimi lavori e modifiche alla nostra chiesa tra i quali il rifacimento del pavimento in sacrestia, la ristrutturazione della parte lignea del coro dietro l’altare maggiore, l’innalzamento del campanile e la costruzione della cupola a punta, nel 1930 e tanti altri lavori in altre chiese del paese facilmente identificabili dalla sigla “P.A.G.” sparsa un po’ in ogni angolo della chiesa.

Ultimo importante lavoro alla chiesa è il rifacimento dell’intera pavimentazione avvenuta nel 1990, lavoro fatto da ditte edili locali.

Pieve ha avuto parroci illustri o diventati famosi per avvenimenti vari: Giacomo Laboranti fu parroco all’epoca della liberazione del Cardinale De’Medici, Emilio Scevola fu teologo, insegnante e rettore del seminario vescovile di Vigevano, Romolo Archinti divenne vescovo di Novara, il Teologo Gerolamo Avanza, insegnante di sacra scrittura al seminario vescovile.

Il primo parroco, come si può leggere dall’elenco dei parroci e canonici della nostra chiesa fu Agostino Fornari negli anni intorno al 1430, il nostro parroco attuale è Don Luca Discacciati, a Pieve dal 2010 con incarico fino al 2019.

 

Il "Muto" e Pieve del Cairo

 

La chiesa parrocchiale di Pieve del Cairo è una delle più belle della diocesi di Vigevano, ricca di affreschi e pregevoli decorazioni. Una valente opera per raffinatezza di colori e di forme. Chi entra nella nostra chiesa volge gli occhi in alto per ammirarla chiedendosi stupito e curioso chi mai può aver fatto un così bel lavoro.

Il pittore, assai in gamba (non certamente l’ultimo arrivato) non ha posto la sua firma in queste opere pittoriche. Chi potrebbe essere questo bravo artista che ha dipinto la “Storia della Madonna” ?

Dalla cortesia di un amico di mio padre (il signor Luigi Pezzali) avevo appreso che a dipingere l’interno della nostra chiesa parrocchiale era stato un certo Ivaldi Pietro Maria detto “il muto”, pittore nativo della zona di Acqui Terme, nella vicina provincia di Alessandria. Queste sue affermazioni però non erano suffragate da documenti ma una un racconto tramandatogli dal padre del pievese Angelo Pallanzona (detto Pedar Lusìa), Pietro, che ricordandosi un fatto curioso diceva (in buon dialetto pievese che traduco): “Mia madre Lucia (che all’epoca in cui parlava aveva circa una ventina d’anni) mi raccontava che intorno alla metà dell’800, si stava dipingendo l’interno della nostra chiesa parrocchiale e il pittore che lavorava era muto”. Questa storiella d’altri tempi, apparentemente poco significativa, assume un’importanza assai rilevante ai fini di credere davvero che Ivaldi Pietro Maria sia l’autore dei dipinti della nostra parrocchia.

L’amico Luigi Pezzali ha anche seguito attentamente e per suo interesse personale, studi e ricerche nelle varie chiese dell’acquese e dell’astigiano dove ancora oggi esistono affreschi uguali, nello stile pittorico e nella forma, ai nostri.

Schivo da ogni esteriorità e particolarmente incompreso nelle sue ricerche, aveva sempre tenuto per se questi suoi convincimenti. “Senza documenti che lo provano” - diceva l’allora parroco Don Sandro Lova – “ non possiamo avere la certezza che sia stato Ivaldi”. L’argomento si chiuse nei cassetti della memoria del signor Luigi per un po’ di tempo fino a quando, qualche anno più tardi, nei primi anni ’90, ci capitò di collaborare insieme a Don Pierangelo Garavaglia nello stilare il bilancio parrocchiale.

L’argomento venne nuovamente a galla e interessammo anche il prevosto che acconsentì la mia ricerca nell’archivio parrocchiale per cercare una prova che testimoniasse la presenza di Ivaldi a Pieve nella metà dell’800 attraverso note di spesa, fatture, documenti e bilanci di quell’epoca.

Senza particolari pretese di essere uno storico o un ricercatore esperto, mi sono messo alla ricerca di un indizio che mi potesse dare la chiave per schiudere il “lucchetto della verità”, di un documento che mi provasse davvero che Pietro Maria Ivaldi avesse dipinto la nostra chiesa. In archivio c’erano enormi raccoglitori che custodivano, tra la polvere del tempo, i fatti accaduti nei vari periodi storici. Un pochino sfiduciato all’inizio ma motivato dalla curiosità di saperne di più (strano hobby per un ventenne), mi sono buttato a capofitto in una ricerca che ha avuto i risultati sperati solo dopo qualche giorno; trovai una piccola prova: un foglietto uso fattura datato 26 gennaio 1856 che spiegava che Tommaso Ivaldi aveva ricevuto una somma di 350 nuove monete piemontesi dal prevosto Giovanni Cerra (parroco pro tempore di quel periodo, dal 1824 al 1864). Alla lettura di questo piccolo pezzetto di carta, rimasi stupito e nello stesso tempo contento per aver finalmente trovato la prova che Tommaso Ivaldi da Asti (che avrei scoperto più tardi essere il fratello del muto) lavorò qui a Pieve; precisamente Pietro Maria nel ruolo di pittore e Tommaso come stuccatore, decoratore e suo aiutante inseparabile.

A questi documenti ne seguirono altri sempre più precisi dove si leggeva in modo dettagliato dei lavori che si svolsero. Ne cito alcuni; uno datato 21 luglio 1855 in cui è scritto che “sono state decorate quattro cappelle nella chiesa parrocchiale per un totale di 200 nuove monete piemontesi firmato Tommaso Ivaldi”;  un altro dove si legge che “I fratelli Ivaldi si incaricano di eseguire le pitture della chiesa, i medaglioni, le decorazioni secondo le regole dell’arte e con i colori delle migliori qualità” (documento del 1854) e ancora diversi altri in cui si testimonia, ormai senza dubbio, la presenza degli Ivaldi a Pieve del Cairo.

Il periodo in cui si svolsero questi lavori in chiesa lo si deduce dai documenti loro firmati e non dai pagamenti annotati nei bilanci perché le forme di versamento del denaro erano spesso a rate molto lunghe.

Riunito il consiglio amministrativo parrocchiale il giorno 7 novembre 1853, si stilò un verbale chiamato “scrittura di convenzione” in cui si scrisse che i lavori di pittura e decorazione della chiesa parrocchiale erano affidati ai fratelli Ivaldi mentre la preparazione dei ponteggi, dei tavolati, degli intonaci e della manutenzione generale era affidata ai fratelli Degiorgi Angelo e Ignazio di Cabiaglio (Como), capimastri entrambi residenti a Pieve del Cairo (maestri comacini).

Prima di passare alla descrizione dei lavori degli Ivaldi, vorrei aprire una breve parentesi biografica sul pittore muto.

 

Ivaldi Pietro Maria nacque a Ponzone, come risulta dall’atto di battesimo della parrocchia di Toleto, il 12 luglio 1810 da Giovanni e Anna Maria Ivaldi, entrambi di quella parrocchia. E’ semplicemente conosciuto con il soprannome di “muto” non perché era nato così ma lo era diventato in seguito ad un forte spavento avuto da ragazzo che gli causò febbre altissima e la conseguente perdita dell’udito e della parola. Nel 1818 nacque il fratello Tommaso che avrà un ruolo importante per Pietro e con lui collaborerà con dedizione per tutta la vita. Residenti per un certo periodo ad Asti i due fratelli si trasferiscono ad Acqui Terme.

Temperamento forte, Pietro Maria si raccolse nel silenzio della meditazione e nella ricerca profonda dell’interiore. Con evidente inclinazione per l’arte, studiò con sacrifici enormi (era una famiglia povera) all’accademia Albertina di Torino. Fece numerosi viaggi a Roma, a Firenze e a Venezia con il fratello Tommaso per lo studio dei classici rinascimentali. Artista dalla pennellata sicura, con grande senso delle composizioni e delle proporzioni, ebbe il segreto dell’impasto dei colori. La sua tavolozza è ricca di tinte profonde e delicate, di chiaro scuri tenui e morbidi, con linee, paesaggi, personaggi e nature armonizzati con vera maestria. La sua appassionata dedizione fu l’arte figurativa religiosa che ne evidenziò la fede e la profonda conoscenza delle vicende della Bibbia. Ne è un esempio la nostra chiesa parrocchiale in cui è illustrata in modo meraviglioso la Storia della Madonna, dalla sua nascita all’assunzione in cielo. Dipinse una cinquantina di chiese intorno alla diocesi di Acqui Terme dove morì il 19 settembre 1885 all’età di 75 anni. La vasta produzione del Muto, soprattutto affreschi, inizia a partire dal 1830 e si protrae sino al 1885, anno della sua morte, interessando molte chiese di varie località della zona e non solo: Acqui Terme, Montaldo BormidaOvada, Visone, Cassine, Strevi, Molare, Altare, TrisobbioPonzoneRossiglioneCiglione e alcune chiese del Monferrato come Cuccaro, Mirabello, Frassineto Po, senza dimenticare la sua attività nell'astigiano, nel vercellese, nel savonese, in Liguria e anche in Lombardia.

 

Dopo questa parentesi biografica, doverosa per un punto di vista storico dei fatti, si può affermare con precisione il periodo in cui i fratelli Ivaldi hanno svolto il loro lavoro in Pieve del Cairo che va dal 1854 al 1856 per la pittura completa dell’interno della chiesa e parte del 1857 per la realizzazione della Via Crucis.

Infatti, anche i 14 quadri della Via Crucis sono opera degli Ivaldi come è osservato in un documento del 1857 in cui si legge del progetto: “ …. L’Ivaldi, prima di iniziarlo, fa osservare al prevosto Cerra un campione, un quadro finito, precisamente la prima caduta di Gesù Cristo raffigurante la terza stazione. Giudicata da un perito competente come buona, viene accettato e gli Ivaldi si obbligano di portare a compimento i restanti 13 quadri in sei mesi, dal momento in cui vengono commissionati; si obbligano di fornire l’intelaiatura per la pittura ad olio delle figure (che nell’intendimento dell’amministrazione non devono essere meno di quattro), delle cornici e della loro doratura in vero oro per un totale di 1200 monete piemontesi da pagare in tre rate: una prima nel 1858, una seconda nel 1859 e una terza nel 1860, senza interessi”. L’amico Pezzali riporta anche un altro fatto importante riguardante quest’opera: uno di questi quadri, precisamente la 13ma stazione (la deposizione di Gesù dalla croce), all’inizio del ‘900, cadendo si rovinò; il noto pittore Annibale Ticinese rifece l’opera in maniera tale che oggi, a distanza di tanti anni, non la si distingue dagli altri 13 quadri ancora originali.

Ma oltre a quest’opera importante di indubbio valore, ciò che desta interesse sono le pitture e le decorazioni delle pareti della chiesa, della volta e del coro. Il “muto” ha saputo dare la massima espressione artistica da porre la nostra chiesa in grande evidenza.

L’amministrazione parrocchiale di allora, considerando la dedicazione della chiesa a Maria, sotto il titolo di Beata Vergine della Consolazione, decise che il tema pittorico fosse la “Storia della Madonna”, nella quale venissero evidenziata in nove affreschi principali, gli episodi salienti della sua vita. Osservando il lavoro dell’Ivaldi, possiamo osservare gli episodi in modo cronologico entrando in chiesa e guardando a destra dall’altare maggiore verso il fondo: “La nascita di Maria”, la “presentazione di Maria al tempio”, lo “sposalizio con Giuseppe”, l’”Annunciazione dell’Angelo a Maria” e dalla parte sinistra, dal fondo all’altare maggiore: la “visita di Maria a Santa Elisabetta”, la “nascita di Gesù”, la “fuga in Egitto”, l’ “Assunzione di Maria al cielo” e sulla volta del presbiterio la “Gloria”.

Vi sono anche medaglioni che abbelliscono e fanno da cornice agli affreschi, raffiguranti i profeti Isaia, Ezechiele, Elia nella parte destra e Geremia, Daniele ed Eliseo nel lato sinistro. Altri più piccoli raffigurano angioletti e quelli dipinti sulla volta rappresentano gli evangelisti Marco, Matteo, Luca e Giovanni e ci sono anche San Giuseppe e Mosè che regge le tavole delle Leggi. La volta è altrettanto bella, ricchissima di decorazioni, opera del fratello Tommaso Ivaldi. Nel 1946, queste decorazioni sono state ripulite dall’equipe dello studio dell’architetto Taragni di Bergamo mentre le navate laterali, irrecuperabili dal lato pittorico, sono state ridecorate con nuovi motivi ornamentali come pure le cappelle.

Altri affreschi del “muto” hanno subito rifacimenti: della “Nascita di Maria”, le figure sulla sinistra sono state  ambiate per volontà del Prevosto Teologo Gerolamo Avanza (parroco di Pieve del Cairo dal 1892 al 1938), la “Fuga in Egitto”, causa una grossa infiltrazione d’acqua è stata compromessa in buona parte e quella che vediamo oggi (ancora molto bella) è stata parzialmente rifatta sulla precedente nel 1946 dal pittore Pisoni di Bergamo. L’assunzione di Maria al Cielo è stata ripresa per un 20 % da vari restauratori. L’affresco della “Gloria”, sulla volta del presbiterio, è stato restaurato per massima parte dal nostro concittadino Enrico Arturo Comaschi e i rimanenti disegni sono stati ripuliti e ritoccati dove necessario. Ancora nella sua compostezza pittorica originale, proprio come l’Ivaldi l’aveva concepita è la semitazza del coro, adornata da sei meravigliose figure di angeli i cui colori tenui e morbidi danno loro l’effetto visivo di un vero volo.

Dall’amico Luigi Pezzali ho appreso con grande rammarico che un bellissimo lavoro del “muto” non esiste più. Mi riferisco alla cappella dove c’è il fonte battesimale. La parete di questa era decorata da un affresco dell’Ivaldi raffigurante il “battesimo di Gesù al Giordano” (ora c’è una tela molto bella ma non è di questo autore). Del vecchio disegno sono rimasti gli angeli che contornano la parte superiore della parete.

I fratelli Ivaldi, nell’arco di quattro anni, per un periodo che va dal 1854 al 1857, hanno dato il meglio di loro stessi, l’espressione totale della loro arte figurativa religiosa. Dando uno sguardo molto approfondito ai documenti dell’archivio parrocchiale si può affermare che, senza dubbio, si tratta di uno dei più imponente e costosi lavori mai realizzati nell’800; tralasciando gli oneri ricavati da vari benefici, lasciti e cappellanie che la parrocchia di Pieve del Cairo possedeva, questa piccola comunità, che era formata in massima parte da persone povere, contadini, piccoli artigiani, prosperava e rimaneva viva soltanto grazie all’incessante elemosina dei fedeli. L’allora prevosto Giovanni Cerra, come si evince dai vari bilanci che l’amministrazione della chiesa redigeva annualmente, pagò il lavoro dei fratelli Ivaldi (senza contare la manodopera generale che parallelamente veniva svolta dai capimastri Degiorgi) in sette anni per una cifra di circa 7.800 nuove monete piemontesi per gli affreschi e le decorazioni e 1.200 per l’opera della Via Crucis (eseguita nel 1857) per un totale complessivo di 9.000 nuove monete di Piemonte. Una cifra non certo irrisoria che non comprende tutta l’opera di muratura, di rifacimento generale degli intonaci, di sistemazione della chiesa stessa durante le pitture; lavori avvenuti nello stesso periodo in cui i fratelli Ivaldi lavorarono per la parte artistica. Infatti, oltre all’ammontare sopracitato, il prevosto Cerra dovette anche pagare circa 11.000 nuove monete piemontesi ai fratelli Degiorgi Angelo e Ignazio. Una somma che aggiunta alla precedente, raggiunse, alla metà dell’800, una spesa di 20.000 nuovo monete di Piemonte.

L’amministrazione della parrocchia era formata dalle sotto indicate persone: il parroco Giovanni Cerra, l’avvocato Gaspare Cavallini, il curato Don Carlo Casorati, il signor Giovanni Battista Gianzana tesoriere (padre del più famoso Sebastiano, giureconsulto pievese, 1849-1897), il curato don Giuseppe Conca. Sotto i loro nomi e alle loro firme , nel verbale di presentazione dei lavori, sottoscrivono Tommaso Ivaldi anche a favore del fratello Pietro Maria e Angelo Degiorgi capomastro, anche a favore del fratello Ignazio. I testimoni di tale scritto furono il curato Onorato Rossi e il curato Giacomo Ferrari.

Questi illustri signori d’altri tempi furono coloro i quali decisero le sorti pittoriche della nostra chiesa parrocchiale e riuscirono, grazie all’incarico affidato ai fratelli Ivaldi da Ponzone, a realizzare per i posteri un eccellente lavoro.

Solo la mano del “muto” ha saputo dare viva lucentezza e vera armonia alla nostra chiesa.

Diciamocelo pure: “per far grandi cose, non occorre saper parlare!!!”.

 

CARLO DEGIORGI

18 luglio 1992

 

IMMAGINI CHIESA PARROCCHIALE DI PIEVE DEL CAIRO

 

LA VIA CRUCIS DI PIETRO MARIA IVALDI